Qualche decennio fa alcuni ricercatori di tradizioni popolari visitarono Barcellona Pozzo di Gotto (ME). Cercarono alcuni anziani per raccogliere i canti popolari del luogo. Ne fu fatta un’incisione su vinile. Ne ignoravamo l'esistenza fino a quando, rovistando in cantina, tra varie cianfrusaglie, spuntò fuori il disco.

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Tra i vari canti, uno ci colpì: Misereri mei, un frammento di un canto popolare sul testo latino del Salmo 50 (Miserere mei). Fino a qualche anno fa veniva cantato il Giovedì Santo dal cantore in visita ai “sepolcri”.

L'aspetto formale non è legato al brano, se non come spunto emotivo per l'improvvisazione. Su quel materiale abbiamo creato due brani: Misereri e Mismedo.

Quindi un doppio parallelismo tra i quattro brani: due su Agni Parthene e due su Miserere, come già accennato nel post in cui abbiamo parlato della struttura dell’intero album

Accanto a Francesco e Dario, si unisce Carmen Mazzeo con il flauto, diventando componente fisso del gruppo.

Guida all’ascolto

Mismedo è una parola ricavata dalle iniziali di MISerere MEi DOmine. Lo spunto nasce proprio dal ritrovamento del disco citato prima, che contiene una versione in siciliano di tale canto e che sarà protagonista nell’ultima traccia dell’album.

Se Agni Parthene si caratterizzava per i contrasti degli elementi, Mismedo si presenta come il suo opposto: l’impalpabilità del suono, le sfumature, gli eterei mutamenti di climi sonori sono i protagonisti di questo brano che ci trasporta in luoghi del sentire quasi mistici.

Il brano inizia con un’atmosfera sospesa creata dai suoni elettronici alla quale si aggiungono ben presto i suoni sfumati dei whistle tones dei flauti soprano e basso suonati dagli strumentisti. Per circa sei minuti si monta un inarrestabile crescendo fatto con accumulo di suoni prodotti dagli strumentisti e riverberati e ritardati dall’elettronica che sfocia in una sezione in cui il flauto di Carmen Mazzeo si esibisce in virtuosistici arabeschi melodici.

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Intanto Francesco, che è passato alle percussioni, dialoga con il flauto sottolineando il momento con giochi di colore creati dalle percussioni, piatti e tamburi in prevalenza, ma suonati con tecniche estese.

Intorno al settimo minuto una elaborazione elettronica di un flauto diritto crea la sensazione di uno strumento nuovo: è questo quello che si chiama “strumento aumentato”: una elaborazione elettronica di strumenti tradizionali che ne amplificano le potenzialità tecniche ed espressive. Tutto questo è accompagnato dai pizzicati del flauto basso.

Al nono minuto un accenno ad una melodia pesante e misteriosa che tenta di emergere e farsi strada tra i suoni. Ma ben presto viene fagocitata in una atmosfera irreale che viene ricreata dalla trasformazione dei suoni di whistle tones che avevamo sentito prima: ancora non è tempo che la melodia si faccia presente ed esca allo scoperto in maniera reale, sarà l’ultimo brano che ci porterà verso questa meta in un percorso pensato per poter farvi viaggiare alla scoperta delle sonorità e del pensiero di Fracargio.

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